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Negative SEO: 3 tecniche di attacco ai siti web (e come difendersi)

13/09/2018, By Valentina Pizzini Categorie: Digital Marketing

Perché scrivere delle tecniche di attacco di Negative SEO?

Perché nessuno è immune. Dico davvero. Gli attacchi a colpi di Negative SEO sono all’ordine del giorno per i Big del web, ma possono colpire anche i siti web di piccole aziende e attività.

Che sia colpa di un competitor scorretto o che sia per via di un hacker troppo “giocherellone”, fatto sta che essere vittime di questi attacchi rischia di mandare all’aria tutto il lavoro fatto per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca.

Proviamo a vedere nel dettaglio alcune tecniche di attacco, come accorgersi di esserne vittime e qualche suggerimento per difendersi.

 

Cos’è la Negative SEO?

La Negative SEO è la gemella oscura della SEO (Search Engine Optimization).

Se la SEO cerca di rendere un sito web utile, piacevole e rilevante per gli utenti, seguendo le best practice suggerite dai motori di ricerca, la Negative SEO fa l’opposto: utilizza le tecniche deplorate da Google sul sito che è obiettivo dell’attacco.

Lo scopo finale è quello di danneggiare il posizionamento del sito target sui motori di ricerca.

 

Tecniche di Negative SEO

Ahimè, le tecniche di Negative SEO sono varie, numerose e fantasiose.

Ecco tre delle più comuni:

 

Link Building negativa

L’algoritmo di Google prende in forte considerazione i link che puntano verso il nostro sito web, analizzandone il numero e la qualità (o meglio: la qualità del sito web e della pagina da cui provengono).

La raccomandazione di Big G è che i link siano sempre naturali, ovvero che i siti web terzi inseriscano spontaneamente il link al nostro sito perché utile nel contesto della pagina.

Anche se nella pratica non è sempre così, Google ha sviluppato degli efficaci anticorpi per riconoscere i pacchetti di link comprati un tanto al chilo: viene analizzata la qualità/autorevolezza dei siti web di origine e si monitora che la crescita di link in entrata sia graduale nel corso del tempo. In caso contrario, scatta il sospetto di compravendita di link e partono le penalizzazioni verso il sito web che ne beneficia.

Ecco, la Link Building negativa non fa altro che acquistare pacchetti di link su siti web “spazzatura” e indirizzarli verso il sito preso di mira, aspettando che arrivino inesorabili le penalizzazioni di Google.

 

Come accorgersene

Naturalmente il controllo sistematico del posizionamento organico del sito web aiuta ad individuare immediatamente eventuali anomalie. Il tuo sito di macchine agricole si sta posizionando per “incontri ragazze”? Houston, abbiamo un problema.

Un altro segnale che dovrebbe metterti in allerta è, ad esempio, una brusca perdita di posizioni in SERP o un calo di traffico organico sul sito web. Oppure, naturalmente, una penalizzazione manuale di Google (segnalata da una notifica in Search Console).

 

Esistono vari SEO tool che permettono di monitorare facilmente e velocemente il posizionamento del proprio sito sui motori di ricerca. Due che mi piacciono particolarmente sono Semrush e l’italianissimo Seozoom.

In alternativa puoi ricorrere alla Search Console (strumento gratuito di Google) che, alla voce Analisi delle Ricerche, offre uno spaccato delle query che hanno restituito il nostro sito web tra i risultati.

[Nota: le metriche offerte dai SEO tool e dalla Search Console non sono esattamente sovrapponibili ma, per questo tipo di monitoraggio, possiamo utilizzare entrambi].

 

Come difendersi

Se sospetti un’azione di Negative Link Building, per prima cosa dai un’occhiata al tuo profilo di link in entrata. Esistono strumenti SEO specializzati nell’analisi della quantità e dell’autorevolezza dei backlink -come Majestic. Anche Semrush e Seozoom offrono strumenti per l’analisi dei backlink, anche se personalmente ho rilevato un certo ritardo nella registrazione dei link in entrata.

Il tool principale resta però la cara vecchia Search Console, l’unico strumento che restituisce in modo davvero completo il profilo dei link in entrata verso il tuo sito web.

Da Traffico di ricerca > Link che rimandano al tuo sito puoi avere accesso all’elenco completo dei link che puntano al tuo sito.

(Questo percorso è riferito alla vecchia versione della Search Console, più comoda per questa operazione)

 

A questo punto si va di controllo manuale. I SEO tool che abbiamo citato prima aiutano non poco a valutare l’autorevolezza dei siti di origine – Seozoom, ad esempio, utilizza la metrica Zoom Authority.

Se non disponi di questi strumenti puoi comunque farti un’idea della situazione visitando i siti di origine dei backlink: per quanto questo metodo sia grossolano, spesso i siti e le pagine “spazzatura” sono facili da riconoscere.

 

Una volta individuati i link nocivi, sarà utile:

Fai attenzione però a non rifiutare link naturali: potresti inavvertitamente danneggiare il tuo posizionamento organico!

Il consiglio in caso di attacco di questo tipo – specie se su larga scala – è comunque quello di rivolgerti a un esperto SEO che ti aiuti ad analizzare la situazione e a risolverlo al meglio.

Per la prevenzione, invece, ti raccomando di utilizzare almeno uno dei SEO tool che abbiamo citato sopra, che permettono di tenere facilmente sotto controllo lo stato di salute SEO del tuo sito web.

 


 

Duplicazione dei contenuti (negative spinning)

Anche in questo caso, si parte da una best practice di Google: cercare di utilizzare sempre contenuti originali e non copiati.

Che fanno allora i nostri hacker? Semplice, copiano il sito web bersaglio dell’attacco. Questa tecnica è nota come scraping dei contenuti.

Gli obiettivi possono essere vari, principalmente:

  • “Pompare” il sito web copiato fino a far credere che si tratti dell’originale (e generare una penalizzazione per l’originale, reo di aver copiato i contenuti);
  • Abbassare la qualità del sito web copiato (ad esempio tramite keyword stuffing) e poi generare link in uscita verso il sito web originale (facendo quindi link building negativa). In pratica, combinando varie tecniche, si cerca di far credere a Google che il sito web vittima dell’attacco stia invece cercando di utilizzare mezzi illeciti per guadagnare posizioni in SERP;
  • Il caso più grave va oltre il puro ambito SEO: se a venire copiato è un e-commerce o un sito dov'è possibile acquistare, lo scraping può servire per una vera e propria truffa, basata su vendita di articoli inesistenti.

 

Come accorgersene

Posizionamenti su keyword bizzarre e drastiche perdite di posizione in SERP sono indizi che ci possono aiutare.

In questo caso potrebbe essere utile anche monitorare la pagina dei risultati Google quando digitiamo le nostre keyword di brand o le keyword di prodotto. Una volta sul sito, poi, impossibile sbagliare: riconosceremo immediatamente la copia che, spesso, ha anche un design identico al nostro.

Un’altra tecnica è quella di cercare su Google un paragrafo di testo originale presente sul tuo sito e vedere quali risultati ci vengono restituiti, anche se non sempre questo metodo funziona (ad esempio se il testo è sottoposto a keyword stuffing per abbassarne la qualità).

 

Come difendersi

Purtroppo, non esistono metodi totalmente efficaci per evitare la copia dei contenuti: la maggior parte del lavoro va fatto in difesa.

Se ti rendi conto che il tuo sito è stato clonato, per prima cosa segnala a Google la violazione del copyright da questa pagina. Dopodiché il consiglio è quello di affidarti a un esperto SEO che ti aiuti a prendere le misure necessarie per evitare danni.

 


 

Siti web bucati per inserire link esterni o contenuti nascosti

Quando il sito web ha delle falle nella sicurezza, è possibile che l’hacker si intrufoli e riesca a mettere mano al codice. Cosa può succedere a questo punto? Anche qui, non c’è limite alla fantasia. Due dei casi più comuni sono quelli del Cloacking  e del Parasite Hosting.

In pratica, nel primo caso (Cloacking) viene creata una doppia versione della pagina -una visibile agli utenti e una visibile solo agli spider dei motori di ricerca; nel secondo caso (Parasite Hosting) viene inserita nel sito una pagina ad hoc, spesso riconoscibile per il design diverso dalle altre pagine.

La pagina viene quindi sovraottimizzata e rimpinzata di keyword (una pratica nota come keyword stuffing, naturalmente deprecata da Google). Se volete qualche esempio, provate a cercare su Google “viagra cialis” e divertitevi a scovare i siti bucati.

In altre occasioni, anziché le semplici keyword, si vedono inserire link a siti web di scarsa qualità. In questo modo il parassita “succhia” valore al sito colpito per dirottarlo su altre pagine e, allo stesso tempo, rende il sito colpito soggetto alle penalizzazioni del motore di ricerca.

 

Come accorgersene

Anche in questo caso, se noti che il sito si è posizionato per keyword “curiose”, è il caso di drizzare le orecchie.

Un altro aiuto può giungerci da Google: digitando sulla stringa di ricerca site:miosito.com , il motore di ricerca ci restituisce una preview delle pagine indicizzate con relativi metadati come nell’immagine qui sotto. Controlla i risultati, ricordandoti di includere i risultati omessi.

Infine, se sospetti che il sito web sia stato bucato, è assolutamente necessario rivolgerti al web master e chiedere di eseguire un controllo sul codice e sui server.

 

 

Come difendersi

Per prevenire questo tipo di attacchi è bene avere cura che la piattaforma, il sito web ed eventuali add-on e plugin siano sempre aggiornati e che le difese del sito e del server siano efficaci.

Insomma, il primo consiglio è quello di scegliere un web master di fiducia, che utilizza strumenti affidabili per proteggere il sito.

 

In conclusione

Niente panico! È vero che gli attacchi di Negative SEO sono comuni, ma un monitoraggio continuativo dello stato di salute SEO del tuo sito può aiutarti a individuarli in tempo e prendere le necessarie contromisure.

 

Valentina Pizzini

Written by Valentina Pizzini

Scrive contenuti che piacciono alle persone e ai motori di ricerca. Velocista da tastiera, legge di tutto, persino le istruzioni degli elettrodomestici.

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